La mononucleosi bambini: tutto quello che volevi sapere

Anche i bambini piccoli possono essere colpiti dalla mononucleosi: se è vero che si tratta di una malattia che è diffusa soprattutto tra i 15 e i 24 anni di età, è altrettanto vero che può comparire dai bimbi dai 2 anni in su. Conoscerla è il modo migliore per riuscire a contrastarla: ecco perché conviene imparare a riconoscerne i sintomi. Il problema è che la mononucleosi non sempre si manifesta con sintomi evidenti: per di più, la sintomatologia è più facile da rintracciare in un adolescente che non in un bambino di pochi anni. Nei primi 7 o 15 giorni, e cioè nella fase iniziale, si ha a che fare con sintomi che ricordano quelli di una sindrome influenzale: il bimbo si sente svogliato e stanco, sperimenta un malessere generico e soffre di mal di pancia, di mal di gola, di mal di testa e di nausea. A volte può avere anche dei brividi, accompagnati da sudorazione intensa e una febbre leggera.

Nella fase seguente arrivano altri sintomi tipici: ingrossamento delle tonsille, chiazze di colore rosso sul palato, gola infiammata, secrezioni che rendono la deglutizione complicata e dolorosa, ghiangole del collo ingrossate, febbre intorno ai 38 gradi, eccetera. Nei bambini il periodo di incubazione è di 10 o 15 giorni. Per quel che riguarda le modalità di contagio, uno dei vettori principali è da individuarsi nella saliva. In particolare si parla di contagio per via diretta, e per via aerea, quando le goccioline di saliva vengono disperse nell’ambiente (lo stesso vale anche per le secrezioni nasali). Anche il contagio per via indiretta è possibile, e si verifica nel momento in cui vengono usati degli oggetti su cui sono presenti delle tracce di materiale biologico infetto: si può trattare di uno spazzolino da denti o di una forchetta, ma anche di un semplice giocattolo, di un asciugamano, di un piatto, e così via. Poco probabile, anche se non del tutto impossibile, la trasmissione in piscina, vista la diluizione a cui il virus andrebbe incontro.

La mononucleosi non può essere curata con una terapia specifica: ciò vuol dire che la cura migliore che si possa applicare è quella che prevede di tenere a riposo il bambino. Solo se il piccolo ha la febbre molto alta è bene somministrargli del paracetamolo, mentre sono da evitare gli antibiotici, dal momento che la mononucleosi è una patologia di natura virale. Solo se compaiono delle sovrinfezioni batteriche si può ricorrere agli antibiotici, ma è sempre il pediatra che deve prescriverli dopo aver identificato il problema.

In alcune circostanze può essere richiesto il ricorso al cortisone, da assumere per via orale: ciò avviene, per esempio, nel caso in cui le tonsille diventino grandi a tal punto da rendere complicata la respirazione, o se la milza è diventata molto voluminosa. Tocca sempre al medico valutare ogni situazione, ovviamente. La mononucleosi, in sintesi, è una malattia non grave, al di là dei fastidi che può comportare, con una fase acuta che in genere si prolunga per un paio di settimane; dopodiché rimane solo la stanchezza, che dura anche per qualche mese.