Maternità a rischio: chi può chiedere la certificazione e perchè

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Quando si parla di maternità a rischio, s’intendono tutti quei casi in cui sia la salute della madre che quella del feto sono in grave pericolo. In questi frangenti la gestante ha bisogno di essere tenuta sotto stretta osservazione, e non può svolgere le attività quotidiane, come recarsi a lavoro. Per potersi assentare dal proprio posto di lavoro prima dell’arrivo della maternità, la futura mamma deve però presentare un’opportuna certificazione, che appunto attesti il rischio per la sua maternità. Vediamo come richiederla.

Maternità a rischio, chi può presentare domanda per il congedo anticipato.

Possono richiedere il congedo per maternità a rischio tutte le future mamme che svolgono mansioni pesanti, che lavorano a contatto con sostanze chimiche, o quando c’è la sussistenza di fattori di rischio per mamma e feto.

Il subentrare di complicazioni durante la gestazione può essere dovuta a diversi fattori, che vanno dai problemi di salute preesistenti nella mamma ( diabete, ipertensione, ipertiroidismo etc…), al verificarsi di complicazioni e/o patologie, come il distacco della placenta. Se il ginecologo accerta la presenza di queste o altre tipologie di complicazioni, la maternità viene considerata a rischio e la mamma può richiedere il congedo,  in modo da salvaguardare la salute propria e del nascituro.

Le norme stabilite dal decreto del Governo sulle semplificazioni, infatti, prevedono che se sussistono “gravi complicanze della gestazione o preesistenti forme morbose che si presume possano essere aggravate dallo stato di gravidanza”, la gestante possa e debba richiedere l’interdizione dal lavoro, che avrà effetto a partire da due mesi prima della presunta data, e che vale almeno fino a tre mesi dopo il giorno del parto.

Maternità a rischio, come richiedere il congedo anticipato

Riscontrata la sussistenza di rischi per la maternità, la gestante deve presentare un certificato medico, rilasciato da un ginecologo appartenente ad una struttura pubblica, o convalidarlo successivamente presso l’Asl d’appartenenza. Questo, dovrà attestare:

  • le generalità della lavoratrice
  • la denominazione del datore di lavoro
  • la qualifica della lavoratrice stessa,
  • l’epoca di gestazione e la data dell’ultima mestruazione, come anche la presunta data del parto e le complicanze riscontrate

Al certificato dovrà essere affiancato un modulo di domanda (scaricabile dal sito del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali), e documento d’identità: l’incartamento dovrà essere consegnati all’INPS di appartenenza, che emetterà l’autorizzazione da presentare al datore di lavoro. La gestante dovrà poi consegnare la fotocopia dell’autorizzazione anche al datore di lavoro che, a sua volta, dovrà presentarla alla Direzione Territoriale del Lavoro, in caso di maternità a rischio per ambiente di lavoro o tipo di lavoro svolto.

Una volta terminato tutto l’iter burocratico, la gestante potrà astenersi dall’andare a lavoro, percependo un’indennità pari all’80% della retribuzione giornaliera, da calcolare sulla base dell’ultimo periodo di paga precedente l’inizio del congedo

La gestante con gravidanza a rischio in maternità anticipata, non è soggetta a visita fiscale, ed è quindi libera di uscire ma, alla metà del 7° mese, dovrà comunque presentare  domanda di congedo di maternità obbligatorio.